ambiente | FONTE: assorimap - macplas 314 - gennaio 2010

NOTIZIARIO ASSORIMAP
Crisi e Riciclo

redazione assorimap

riciclo

L'attenzione alle problematiche specifiche della plastica (numerose tipologie di materiali, con criticità che si evidenziano dalla raccolta - con un crescente mix che di fatto non trova possibilità di riciclo - alla difficoltà di ricicla­re plastiche eterogenee o multi- composite) deve essere svilup­pata congiuntamente a tutti i soggetti attori protagonisti. Di conseguenza Assorimap, in maniera trasversale ed equidistante, si sta confrontando (attraverso incontri a livello di presidenti) con CONAI (12 novembre), COREPLA (18 dicembre), POLIECO (20 ottobre) e con quei soggetti che per dimensioni di attività svolgono, o possono svolgere comunque, un ruolo decisivo per il settore (per esempio i consorzi CARPI o CONIP).

Tra i numerosi impegni istituzionali il presidente Corrado Dentis ha presenziato all'audizione alla Camera dei Deputati (Commissione VIII - Ambiente), in ordine agli effetti della crisi economica sull'industria del riciclo, con un intervento di cui si riporta qui di seguito un estratto.

Il tema del recupero, segnatamente del riciclo, risulta decisamente più complesso e richiede quindi un esame approfondito in relazione a diversi aspetti, in primis la diversificazione delle tipologie della plastica e dei vincoli sul processo di trasformazione (compatibilità e purezza), che consentono una produzione efficace ed efficiente di materiali a base di plastica riciclata.

Il tema in discussione, gli effetti della crisi economica sul settore, può avere una prima risposta dai dati relativi all'import-export di materiali riciclati nel periodo gennaio-agosto del biennio 2008-2009:
import: 106.657 e 69.548 ton
export: 93.481 e 137.990 ton.

Questi dati evidenziano un calo rilevante (35% circa) del flusso import e un incremento ancor più cospicuo (47% circa) dell'export, con una drastica inversione di tendenza del rapporto tra le due correnti di scambio, che storicamente è sempre stato a vantaggio delle importazioni. Il dato va letto nella struttura tipica del settore del riciclo italiano, in grado di distinguersi sempre più nei mercati europei e internazionali per la qualità che sa esprimere. suddiviso in due macro- gruppi: pre-consumo e post- consumo.

Soprattutto al primo gruppo è riconducibile la quasi totalità del calo delle importazioni, legate al riciclo di rifiuti "nobili", meno presenti nei mercati tipicamente nostri fornitori quali Francia e Germania a causa di una diminuzione importante delle produzioni. È venuta quindi meno una quota importante di rifiuti in plastica da riciclare creando indubbiamente una maggiore difficoltà nell'allocare i volumi soprattutto nel settore dei beni durevoli. Il settore soffre ma è reattivo e sa innovare.

Per il pre-consumo va sicuramente dato interesse a tutti i settori: dall'automobile agli imballaggi e ai beni durevoli di qualsiasi genere. Per il post consumo è chiaro che la raccolta differenziata è l'elemento di forza per una maggiore efficacia della raccolta stessa (ed è doverosa qui una riflessione sull'accordo quadro ANCI-CONAI e la relativa gestione delle filiere).

Sulle modalità di raccolta è opportuno evidenziare che in gran parte dei paesi europei è attiva una raccolta omologata, che consente di superare quei "vizi" di cui si diceva poc'anzi (scarsa omogeneità dei materiali, collegata quindi anche alla purezza del riciclo e anche ovviamente alla tracciabilità del rifiuto recuperabile), evitando dispersioni e traffici illeciti dei materiali . Occorre evidenziare l'assenza di mercato poiché oggi la totalità di questi volumi viene gestita da un monopolista (il medesimo ambito in Francia vede circa 20 competitor. mentre in Germania sono 8). Lo stesso monopolista nazionale ha una governance che non rappresenta la filiera in modo equilibrato (la componente dei produttori è assolutamente maggioritaria), creando evidenti distorsioni di mercato e senza dubbio con la possibilità di non favorire l'effettivo riciclo delle materie plastiche.

Si ricorda che il settore industriale del riciclo è oggi in grado di evolvere su frazioni plastiche omogenee di buona qualità, che trovano nuova applicazione negli imballaggi, nel tessile e nell'edilizia.

Buone opportunità potrebbero emergere grazie a una corretta applicazione della legge 203 sugli acquisti verdi nella pubblica amministrazione e al recente regolamento comunitario 282/ 2008, che per lo specifico settore del PET prevede la possibilità di utilizzare dal 1° luglio 2010 il materiale riciclato da contenitori per liquidi post-consumo nella produzione di nuove bottiglie. Tali opportunità devono essere perseguite con decisione, con la previsione di tutti gli strumenti possibili di supporto. Infine si richiama l'importanza di organizzare raccolte differenziate per la plastica omologate, come si verifica in quasi tutti gli stati europei tranne l'Italia.

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